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Trova la differenza

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fra quello che sembra
e quello che già c'è.










Cure me

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Ti sei mai chiesto perché alcune musiche di cui non comprendi il testo ti entrano dentro l'anima e le senti parte di te? Bene.
Se poi provi a leggere il testo lo capisci, il perché.
Almeno, a me succede così.


Comunque questa mattina siamo partiti male.
Ore 6.30 vagonata di liceali infestanti il treno per Firenze. E ci tengo a precisare che vagonata è nel vero senso della parola e non solo per i vagoni.
Al che, viaggio iper chiassoso.
Invece mi domando, ma perché le persone perfette sconosciute sul treno si confidano, raccontando i propri affari di cuore e di vita e quant'altro?
Non è che se non ti mando affanculo te ne devi approfittare.

Durante il ritorno a casa, ma anche appena uscita dall'aula, mentre scendevo le scale, attraversavo la strada, guardavo i passanti da dietro le lenti scure e quel bel vento freddo sul viso
avvertivo quella sensazione fastidiosissima che io ho associato al concetto di delusione. Meglio, di aver deluso
qualcuno
o forse solo me stessa
o magari entrambi

?

Se da un lato l'autocritica è costruttiva, dall'altro specifico lato (cioè il mio) l'autocritica è distruttiva. Questo, per inciso.

Ma chi dice che sia sbagliato?

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" C'è un giorno, nella vita di ogni uomo, in cui un pensiero si arresta sull'esistenza come un'istantanea. Tutto ciò che prima appariva confuso comincia improvvisamente a mostrarsi più chiaro, potete scorgere la realtà così com'è, senza quella distorsione causata dai vostri sogni."
Alessandro Cascio - Touch and Splat


Dopo le dodici ore di tutto, posso affermare varie e svariate conclusioni.

- la mente è incontenibile. Ma se ci sommi l'incontentabile, allora siamo finiti. O infiniti. Come vedi è tutta questione di punti di vista.

- le persone mancine, forse chi studia 'ste cose me lo può spiegare ( comunque non importa tanto è così uguale) hanno una creatività al sopra dell'ordinario.
O per lo meno tutte le persone mancine che conosco. Non che la creatività sia l'ordinario.

- non ci sappiamo spiegare mai bene a sufficienza.

- di conseguenza quando una cosa funziona è perché smuove qualche corda soltanto a guardarla. Voglio che sia il mio motivo.

- devo fermare l'immagine della piazza dove Santa Verdiana, con tutte le ombre dei lampioni e della gente che passa e del cielo sopra. Mi piace anche quando è tutto bianco e piatto, sembra un disegno lasciato a metà.

- quando chiedo "Scusi, mi può scaldare un panino?" E' perché vorrei esattamente quello che ho chiesto. E cioè un panino scaldato, niente di più, niente di meno.

- no, ho pranzato con un pacchetto di cracker, alla fine.

- sì, lo so. Ho dei capelli che non c'hanno un verso, la pelle cadaverica e tutte le venuzze rosse dentro gli occhi. Ma bevo tanta acqua, quindi va bene così.

- progettare ad occhi chiusi è più semplice, in quanto hai un sacco di giustificazioni se il risultato fa cagare.

- progettare ad occhi chiusi e con i Radiohead nelle cuffie. Vuoi mettere?

- progettare, in sostanza. E non è un gioco di parole.

- devo fare una spedizione punitiva al brico, domattina.

E il bivio.

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E comunque, quanto cazzo mi odio?!
I muri sono di GOMMA a confronto
non che mi dispiaccia.

Easy

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Potere decisionale.

Io credo fortemente che la mia università ed i miei professori insegnino.
Cioè, questa cosa non è banale.
Mettersi in discussione non è banale.
Motivare ogni singolo pensiero che si trasforma in un'idea che si trasforma in un segno che assume un significato. Sentirsi chiedere continuamente perché.
Dover parlare ad un gruppo di persone che non conosci, mettendo sui tavoli come sei, cosa e come vedi,
oltre che i tuoi disegni, interessarti di arrivare e convincere che stai facendo una cosa giusta.
Sentirsi dire: questo è interessante. Cioè, per me ha un valore ENORME.
E mica esagero.
Per quello quando sento dei miei amici terrorizzati per un esame da preparare su power point e da spiegare in aula, dico sempre: benvenuto nel mondo reale.
Qui è sempre così, c'è sempre e dico SEMPRE qualcuno che guarda, osserva, che pone domande. Quante volte dopo ore e giorni di disegni che io pensavo
"oh a 'sto giro ho fatto qualcosa di decente"
e mi sono vista strappare tavole, impuntarsi su un dettaglio per me, ed invece per qualcun altro era di fondamentale importanza. Direi discriminante. E le incazzature da non dormirci la notte.
E' formativo, anche per la fotografia, per qualsiasi cosa esca dalle mie mani.
Quando fai una cosa, anche se bella ci DEVE essere un motivo, un punto di partenza ed un punto di arrivo; sai che se non hai il motivo gli altri lo percepiscono, come se ti trovassi in mezzo ad un campo minato a pensare
"Qui c'è qualcosa che non va". Un briciolo ironica la cosa.

Ascoltare quello che le persone vogliono dirti. Sentirsi svuotati ma allo stesso tempo pieni
di altre cose
nuove.
E' così.
Ed è la cosa che mi piace di più.

Punto. E ricomincio da capo.

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Camminare sul tappeto scricchiolante e giallo, sotto una luce fredda di Ottobre, finito troppo presto e senza neppure una foto. Ma quante di notte,
me le sogno e me le segno. Prima o poi le realizzo.
Funziona così.
Firenze: immersa nel totale silenzio, nell'insolito vociare più silenzioso del solito, ogni tanto interrotto dai miei pensieri a mo' di centrifuga.
Ogni volta che esco dal corso di progettazione urbana carambolo per la strada con nuove visioni delle cose, per questo dico centrifuga. Arrivo in aula vestita di verde ed esco stropicciata di arcobaleno.
E probabilmente mi beccherò anche qualche insulto, ma che bello che è guardare le idee su carta delle persone, le idee che prendono forma, viaggiano a pari passo con le parole, con le immagini a colori
tutte a costruirsi come uno di quei video accelerati, il cervello che elabora, trasforma, intuisce.
Che vabbè, ci saranno anche le paginate di calcoli, di formule, di teoria, di anni di studio ...
Ma cazzo, sarebbe proprio bello essere capaci di FARE ANIMA.