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I have seen the light

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Marzo è quasi deleterio come Febbraio, con il vantaggio però che mi leva la pazienza, quella dose minima che posseggo a cose normali.
Quindi divento assai più stronza. E' come se fosse un assioma: l'assioma della stronza(ta).
Tutto ciò giova particolarmente al mio cinismo, che vedo con gioia tornare alla base e che è quello che mi serve per arrivare senza esaurimenti a Luglio.

Le cose di cui necessito urgentemente sono:

A) Riacquistare una vita sociale che sia effettivamente sociale, un po' più appagante delle parole scambiate col controllore del treno o con lo schermino Partenze/Arrivi di Trenitalia, o delle chiacchiere confezionate nelle pause pranzo/pause caffè/pause corso normale degli eventi.

B) Riappropriarsi di un aspetto degno, tralasciando quello così chiamato -pre esame- il quale, non si capisce ancora bene come mai, è da qualche mese che me lo porto dietro.
Per uscire di casa con altri vestiti che non siano la tuta e con altri capelli che non siano simili a coperchi per teiere.

C) Riaddormentarmi rilassata ma soprattutto risvegliarmi rilassata, senza quei tripli s c r o c alla cervicale, probabilmente causati dall' addormentarmi di botto sul pc, o mentre leggo un libro e mi cade la testa

D) Ritornare ASSOLUTAMENTE a correre. VENTO IN FACCIA.
C'è da dire, comunque, che mi ritengo soddisfatta della velocità e grinta competitiva del mio passo stazione.
Qualcuno mi dica che non sono l'unica a fare le gare coi passanti, dando loro un piccolo vantaggio per poi accelerare d'improvviso a ritmo di musica nelle cuffie e superarli impunemente.
E cosa dire poi, quando si ha lo zaino, la zavorra del computer su una spalla (quella destra, perché la sinistra oramai è passata a miglior vita) e si riesce a passare avanti a tutti: uomini aitanti, donnette con passo spedito ma coi tacchi - vostra rovina! - , o meglio con le ballerine -hophophop-, ragazzetti carichi come muli che mantengono uno sguardo di sfida verso la sottoscritta. Niente! Non c'è verso.


Oddio, forse una vacanza...
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" C'è un giorno, nella vita di ogni uomo, in cui un pensiero si arresta sull'esistenza come un'istantanea. Tutto ciò che prima appariva confuso comincia improvvisamente a mostrarsi più chiaro, potete scorgere la realtà così com'è, senza quella distorsione causata dai vostri sogni."
Alessandro Cascio - Touch and Splat


Dopo le dodici ore di tutto, posso affermare varie e svariate conclusioni.

- la mente è incontenibile. Ma se ci sommi l'incontentabile, allora siamo finiti. O infiniti. Come vedi è tutta questione di punti di vista.

- le persone mancine, forse chi studia 'ste cose me lo può spiegare ( comunque non importa tanto è così uguale) hanno una creatività al sopra dell'ordinario.
O per lo meno tutte le persone mancine che conosco. Non che la creatività sia l'ordinario.

- non ci sappiamo spiegare mai bene a sufficienza.

- di conseguenza quando una cosa funziona è perché smuove qualche corda soltanto a guardarla. Voglio che sia il mio motivo.

- devo fermare l'immagine della piazza dove Santa Verdiana, con tutte le ombre dei lampioni e della gente che passa e del cielo sopra. Mi piace anche quando è tutto bianco e piatto, sembra un disegno lasciato a metà.

- quando chiedo "Scusi, mi può scaldare un panino?" E' perché vorrei esattamente quello che ho chiesto. E cioè un panino scaldato, niente di più, niente di meno.

- no, ho pranzato con un pacchetto di cracker, alla fine.

- sì, lo so. Ho dei capelli che non c'hanno un verso, la pelle cadaverica e tutte le venuzze rosse dentro gli occhi. Ma bevo tanta acqua, quindi va bene così.

- progettare ad occhi chiusi è più semplice, in quanto hai un sacco di giustificazioni se il risultato fa cagare.

- progettare ad occhi chiusi e con i Radiohead nelle cuffie. Vuoi mettere?

- progettare, in sostanza. E non è un gioco di parole.

- devo fare una spedizione punitiva al brico, domattina.

Easy

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Potere decisionale.

Io credo fortemente che la mia università ed i miei professori insegnino.
Cioè, questa cosa non è banale.
Mettersi in discussione non è banale.
Motivare ogni singolo pensiero che si trasforma in un'idea che si trasforma in un segno che assume un significato. Sentirsi chiedere continuamente perché.
Dover parlare ad un gruppo di persone che non conosci, mettendo sui tavoli come sei, cosa e come vedi,
oltre che i tuoi disegni, interessarti di arrivare e convincere che stai facendo una cosa giusta.
Sentirsi dire: questo è interessante. Cioè, per me ha un valore ENORME.
E mica esagero.
Per quello quando sento dei miei amici terrorizzati per un esame da preparare su power point e da spiegare in aula, dico sempre: benvenuto nel mondo reale.
Qui è sempre così, c'è sempre e dico SEMPRE qualcuno che guarda, osserva, che pone domande. Quante volte dopo ore e giorni di disegni che io pensavo
"oh a 'sto giro ho fatto qualcosa di decente"
e mi sono vista strappare tavole, impuntarsi su un dettaglio per me, ed invece per qualcun altro era di fondamentale importanza. Direi discriminante. E le incazzature da non dormirci la notte.
E' formativo, anche per la fotografia, per qualsiasi cosa esca dalle mie mani.
Quando fai una cosa, anche se bella ci DEVE essere un motivo, un punto di partenza ed un punto di arrivo; sai che se non hai il motivo gli altri lo percepiscono, come se ti trovassi in mezzo ad un campo minato a pensare
"Qui c'è qualcosa che non va". Un briciolo ironica la cosa.

Ascoltare quello che le persone vogliono dirti. Sentirsi svuotati ma allo stesso tempo pieni
di altre cose
nuove.
E' così.
Ed è la cosa che mi piace di più.

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[ on air:
Prairie wedding- Mark Knopfler
cioè capolavoro]

Oggi potrei dire molte cose, delle quali la maggior parte sarebbero tutt'altro che positive,
specialmente per il fatto che mi sono svegliata all'alba a vuoto ed è già la seconda volta dopo solo una settimana di inizio delle lezioni. Perché se non mi si presenta un professore e non mi avvisa sulla sua carinissima bacheca on line di 'sta minchia, scusami se mi c'incazzo. Visto che tiro fuori i soldi di abbonamento di treno, di tasse e di buona volontà nel farmi 4 ore di viaggio per starti a sentire. Te e tutti quelli come te, che non capiscono che esistono i pendolari e non tutti possono permettersi una casina sopra la facoltà, ma si svegliano tre ore prima per arrivare puntuali alle nove. Ullàlà che rivelazione.
Ma oggi non ho voglia di sottolineare l'ovvio, voglio dare retta soltanto al mio entusiasmo e al fatto che, 'sti cavoli, quello che faccio e che mi sto costruendo giorno dopo giorno mi piace proprio. E se mi guardo intorno me ne rendo conto sempre di più, così come parlando con le persone.
Ancora di più scontrandomici pesantemente, ma non è nemmeno la soluzione lasciar parlare sempre e continuamente, se ciò che sento e che vedo va contro a quello che penso io, a quello in cui credo io, a quello che sento.

Comunicazione VS indifferenza.

Ed è subito fava

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Ho fatto la mia di regalare le mie ex cuffie giganti a mio babbo. Adesso appena entro in casa arrivano prima le sue note stonate che tutto il resto. Poi non so, continuando così il mio isterismo congenito potrebbe subire un'impennata decisiva e irreversibile.

La nuova sede è gigantesca, mi sono persa una decina di volte e ho girato tutti i bagni di tutti i piani perché dovevo dare l'illusione di sapere dove stavo andando ad ogni persona che incrociavo.
Vabè l'illusione ai autodistrugge dopo cinque nanosecondi nel chiedere a chiunque:
-scusa ma l'Aula 2?
risposte varie ed eventuali:
-eh devi uscire, poi girare il cortile, poi salire le scale, poi attraversare tutto il primo piano e la trovi-
oppure
-eh guarda è proprio lì dietro-
o meglio
-hmmm non è qui subito di sopra?-

CERTO COME NO.

Se non sapete come rispondere, potete, ad esempio, fare come me:

-scusa posso chiederti...
-No guarda, non mi chiedere niente-
- ... -

Volevo comunque solo dire, che è invano tentare di mantenere un certo aspetto guardabile quando la mia giornate ricominciano con la sveglia delle 05.50, 4 ore di treno e quasi otto ore di lezione (oggi ridotte a 5 perché, essendo il primo giorno, il professore di laboratorio di restauro non sapeva più cosa dire, dopo aver parlato dalle due alle quattro).
Ma, ad ogni modo, già verso le nove e mezza credo che la mia faccia fosse fortemente provata (soprattutto dalla temperatura tuttora troppo elevata. Cioè io non posso farcela se non arriva il freddo polare ADESSO):

un tizio, mai visto e conosciuto, di fronte allo sportellino numerico della segreteria mi guarda e mi fa
-sei in fila?-
-eh sì. Sono la C111 (che vuol dire aspetto ancora due turni da cento e mi girano le palle della fortuna)-
-ma tieni!-
E mi dà due numerini immediatamente successivi.

Ecco. Queste sono le cose che ti sistemano la giornata, da sorriso ebete, da sentirsi proprio fortunata, con il Mondo sotto i tuoi piedi. Quindi, così,
mi ha fatto contenta.


Fa.sì

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Ok. Sono decisamente in fase Radiohead.
In particolar modo in fase Black Star.
Oggi ho stampato i nuovi orari. Ho constatato che da fine settembre e fino alla prossima estate non avrò PER DAVVERO un cazzo di tempo libero, considerato che probabilmente passerò le mie giornate sul treno ringobbita sui sedili, a stilare dettagliatamente metodi di sopravvivenza. In realtà niente di nuovo rispetto a prima, ma
che ci vuoi fare.
Non so, te?
Respirare gli ultimi giorni di libertà, ad esempio.
Essere in quella graduatoria si rivelerà sicuramente un vantaggio, io me lo sento, io ne sono sicura (metodi di autoconvincimento), io sono sulla strada giusta (hm, sì, ma per dove?)

OK. Basta farsi domande e darsi risposte.

Fuori si aggrovigliano nuvole scure, ovviamente in tempo per domani, in cui ritornerà la pioggia a scrosci, e in cui avrei un ragazzo e una ragazza da fotografare e che non fotograferò perché non è piovuto per tutto Agosto in cui ero sui libri a sudare tipo sauna, ma vestita. Tranne quando eravamo sulle Dolomiti. Infatti lì è piovuto.
No dico.
Stai parlando con me, Tannen?

Dio, non potete capire in che stato siano i miei capelli.

In poche parole

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Alienata e scema.



Ovviamente non vi dovete far ingannare dall'accuratezza del mio aspetto nella foto, in quanto si tratta di un autoscatto fatto qualche mese fa e soprattutto c'è molto photoshop, ma non ve lo devo di certo spiegare io. Mi sembra chiaro che in realtà sono a colori, anche meno strabica e non porto gli occhiali, volendo.

Queste mie ultime settimane di Agosto sono monotone: sveglia, tre tazze minimo di tè verde, 4 ore circa sui libri, doccia, preparo il pranzo, pausa caffè fortissimo in cui guardo il mondo da un oblò a forma di facebook o di qualche altra cagata, altre 4 ore circa sui libri, le quali spesso comportano
- quintalata di fogli strappati sparsi dovunque
- scrivania invasa dal caos, caos invaso dalla scrivania
- odio improponibile verso le linee storte ed i millimetri di sprecisione, e chi mi conosce sa a che livello di pignoleria io possa arrivare
- caldo, moltissimo caldo alimentato dalla lampada che illumina a giorno esattamente da quell'angolazione che non proietta odiose ombre sul foglio immacolato
- so a memoria i 28GB di iTunes, di cui mi sa che devo rinnovare la libreria a 'sto punto

Quando rinsavisco e quando mi rendo conto che con 35 gradi ci vuole tanta forza di volontà ad impegnare il cervello in tutti questi ambaradàn scientifici aggratis, ma che è necessario visto che passerò una settimana di nullafacenza nelle dolomiti ed Austria
allora quando rinsavisco cosa faccio
mi ritaglio quell'oretta in cui chiamare i miei amici che coincidono con i miei non modelli e sfiocinarli di foto a ritmo serratissimo.
Oppure semplicemente vado a prendere un po' di abbronzatura lunare dormendo d'in piedi, o raccatto proposte di lavoro per Settembre tipo: due matrimoni tra Settembre e Ottobre, fotografare tre giardini in culonia a Greve in Chianti, fotografare i concerti di un gruppo iper metal dark sperando di uscirne viva, dare delle lezioni d'italiano ad una bimbetta che inizia le medie e che non parla nè inglese nè italiano,
attendere attendere attendere
i colloqui per il tirocinio ed il 3 Settembre per sapere cosa ne sarà della mia vita universitaria futura, quindi, a seconda dell'esito,
la tesi che non è solo un power point di 'sta fava, ma 5 tavole Azero ed un plastico in scala 1:100.
Ciò vuol dire stare anche la notte al computer ed essere ancora più facilmente irritabile.

Ma comunque, se Dio vuole l'Estate è finita, o quasi.

Solo una sana e inconsapevole libidine salva il giovane UH

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Basta basta bastaaaa . a . a. a. a. a. a


Per oggi ho dato, 7 ore (anzi 8 quasi 9) ingobbita sotto il peso della mia insopportabile pignoleria geometrica e millimetrica, più pausa pranzo-coffi e mezz'ora di pericolo per il Mondo intero nella quale ho desiderato di compiere una strage con compasso e righello. Roba di grande precisione, ad ogni modo.
Mi infilo le scarpe e vado a farmi una pedalata sfogacervello e rilasciatossine eccetera eccetera eccetera.
Non ho solo le scarpe comunque eh.

Ok.
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Allora, oggi mi girano ad elica. Per la verità è un po' che mi girano ad elica, ma poi perché se scrivo po' apostrofato me lo segna errore?
Ma è mai possibile che appena "credo" di aver finito il programma per un esame mi ritrovo a stampare chili di carta in pdf circa altra roba da sapere? A ordinare altri libri on-line?
Non so.
Ho un odio viscerale per tutti quelli che hanno quei cazzo di esami a crocette, che preparano un'orale in 5 giorni lamentandosi di averlo preparato in 5 giorni, quando a me cinque giorni servono per raccattare il materiale che mi occorre, ad essere ottimista.
Ho un odio viscerale per quegli stronzi che ci mettono i corsi integrati e a cosa servono se per avere un voto sul libretto devo fare 3 esami?? Tanto vale che me ne lasci tre no? Tanto oramai!
Ah, dimenticavo: odio le revisioni, che mi costringono ad andare a Firenze seimila volte con 'sto caldo di cippa per poi sentirmi dire il giorno dell'orale che, comunque,

-questa cosa potevi farla in altro modo, meglio che la mettevi cosà, ma questo perché è fatto così e blàblàblà-
spesso contraddicendo tutto quello che mi era stato detto al ricevimento.

Ho un odio viscerale per la mia non pazienza...

Anzi forse è il contrario, ultimamente sono fin troppo paziente e diplomatica.
Mi sa che sto invecchiando.


C'ho il mac in ostaggio, scrivo col PC

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Sto attraversando la fase -crisi mistica del Sabato sera- Ho imprecato contro due tizi, insultandoli abbestia (prima o poi rischierò la vita, lo so), non curante del mio essere nana e mingherlina all'inverosimile. Cioè, mi si sente solo la voce e nemmeno sempre.
Oggi mi sono prestata da modella per Andy, con il vestitino viola a prova di vento e nuvoloni scenografici sopra la mia testa... Che comunque non sono stati fotografati.
Oggi mi sono prestata da modella, ma non mi riesce bene perchè inizio a dire: riprendimi così, metti l'inquadratura colà, ma cosa ne dici se dall'alto, oppure fammi un taglio stretto che si vedono i capelli che volano...
Tipo che se avessi una modella che scatta anche foto e che non TACE mentre io scatto, potrei staccarle la testa e poi fiuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu farla roteare. OLLLLEEEEE'.
Quindi potete capire che io ho un ragazzo il quale dovrebbe essere fatto santo, o similari.
FORSE sono riuscita a trovare una ragazza dagli occhi chiari che posi per me, allora ho già in mente foto tipo eteree ed elfiche, che Tolkien col Signore degli Anelli ma dove vuole andare?? Non so, farle qualche h.k a colori super tenui e morbidi.
In più ora, sempre grazie al santo ragazzo di cui sopra, ho la D300 (che era sua e io sbavavo, ma ora ha la D700 e comunque sbavo uguale) e se è vero che è l'ottica a fare la differenza comunque un pochino lo fa anche la macchina. E non venitemi a sfavare con le compattine che vanno benissimo e sai che robe e stica! Ci ho fatto tre anni e mezzo di foto e lasciamo perdere, cioè davvero. Basta con le cagate. Per di più ogni macchina fotografica è differente, faccio fatica a prenderci confidenza con la gestione della luce, con la D200 avevo fatto l'abitudine e sapevo, con questa non è la stessa cosa.
O forse è solo ansia da prestazione? Popolo di onniscenti sul mondo della fotografia, aspetto la verità!



[ Ho sfidato il mio professore di diritto urbanistico, gli ho detto che all'esame lo stupirò.
Sono nella merda. ]

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Questo post è in attesa da un giorno e mezzo :|

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Fare foto è terapeutico, io lo dico sempre. Infatti la mattinata prima dell'esame ho messo la sveglia presto, ho fatto una super doccia e una colazione abbondante, tipo la preparazione dei super eroi. Spalanco la finestra e c'è quel cielo apocalittico, di quelli che da un momento all'altro ti diluvia sulla schiena e rimani zuppo fradicio, impalato in mezzo al prato.
Ma non è scesa nemmeno una goccia, c'era solo un'enorme esplosione di nuvoloni condensati laggiù.
La domanda della mia nonmodella del tipo
- Chia, il tempo non è dei migliori si va uguale?-
è risultata un tantino retorica.

La sensazione di un'ora di foto è per me assimilabile alla sensazione post corsa. E chi corre può ben capire che sensazione idilliaca sia.
Tipo che mi sento scaricata e incredibilmente positiva quel tempo sufficiente per affrontare al meglio tutto ciò che DEVE venire dopo.
Come i quarantamila gradi emanati dall'asfalto di Firenze a qualsiasi ora del giorno, il caos di 50 studenti esagitati ed altissimi davanti alla porta dell'aula d'esame, le domande a raffica, a cui rispondere con calma stoica, dell'esaminatrice ( stranamente per niente isterica a dispetto della sua natura di donna)...

Ovviamente, una volta finita l'adrenalina pre esame aggiunta alla carica post- fotografie, arriva quella sensazione come se ti avessero riempita di randellate, lanciata in un tappeto elastico, fatta saltare priva di conoscenza per una decina di minuti, svegliata con un getto di acqua ghiacciata e, dal momento che non sei ancora riuscita a capire cosa dove quando e perché, ti suonano la Valchiria ad un volume esagerato.

A proposito ieri sera ho visto Operazione Valchiria, lo consiglio, comunque. In più ho anche festeggiato con Andy**** il mio NON COMPLEANNO, ricevendo il Nikkor 70-300 f/4.5-5.6 VR che io non pensavo fosse proprio così nitido, ecco. E nemmeno così difficilino da usare -.-'

Rendiamo grazia al tele.



Life in Technicolor

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Nonostante la sveglia alle 5.31, le quattro ore di treno andata | ritorno con lettura leggerina del buongiorno | buonasera tipo "Cavie" di Palahniuk, la corsa per arrivare in facoltà fresca come una sorgente (di cazzate) entro e non oltre le nove (e ciò vuol dire stazione->facoltà in meno di dieci minuti quando a passo svelto ne dista una ventina. Infatti ho deciso che parto di casa in tuta, mi porto il cambio e quando scendo dal treno inizio a correre con lo zaino in spalla. E chi s'è visto, s'è visto. )

Dicevo: entro e non oltre le nove, per essere pronta ad ogni domanda possibile ed immaginabile del professore di diritto urbanistico... Che ancora non ho capito se è perché mi ha preso in simpatia oppure tutto l'opposto, ma comunque l'importante è dare risposte con un certo abarraplomb che poi non ho, infatti notare l' a privativo.
Nonostante le sette ore di lezione globale, sono super estasiata per l'esperienza in camera oscura. E' da sempre che desidero usare i rivelatori, le pinzette, le bacinelle, la carta fotografica...
Non vedo l'ora di sviluppare il mio primo vero rullino in bianco nero. Anche se comunque ottenere una stampa dal foro stenopeico con vista duomo non mi ha fatto molto schifo.

Una ragazza (la quale ancora ignora che fra molto poco poserà per me) mi dice:
" Cavolo. Io avrei paura a stare qui dentro da sola. Tu non avresti paura?"
La guardo, ma non ho la certezza che se ne accorga, e allora le avrei voluto rispondere
- Stare qui dentro è come essere avvolta nell'ovatta, una sensazione di non sensazione, di calore delle cose, degli oggetti, delle persone. Un po' come tirar fuori un coniglio bianco da un cappello magico-
Poi le ho risposto solo che
" Ma no, è rilassante"

Non so come mai, molto spesso non dico tutto quello che realmente mi passa per la testa. Troppo spesso non dico niente di niente.
Forse perché un po' odio quando gli altri mi guardano come se fossi scesa da una nuvolona, a triliardi di universi paralleli da qui.

E altro cielo, altra corsa.



Molto voce fuori campo

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Sono un briciolo morta. Il mio fisico si sta riducendo ad un pezzo di carta stropicciata. Tra l'altro non so quanto sia piacevole sentirsi dire, ad ogni incontro nuovo,
-ti vedo scomparire sempre di più-
Che tra l'altro è un gran bel paradosso.

Ma comunque, in questi giorni credevo di impazzire.
Perché a due giorni dall'esame non è cosa così gradevole non sapere sede, aula, orari, girovagare per quelle 4 o 5 sedi sparse per Firenze chiedendo istericamente alle portineriee/o segreterie un po' di normale organizzazione universitaria.
Poi vabeh, io sono materiale facilmente deformabile: è cosa da niente iniziare ad immaginare che 6 mesi di corso universitario con tanto di professore, in realtà, non fossero mai esistiti.
Mi è venuto il dubbio che la persona che ci faceva lezione fosse una mia proiezione mentale, un mio stato d'esistenza incredibilmente colto e incredibilmente essere maschile
il quale stava lì, col microfono accanto alla cattedra a riempire lavagne di dimostrazioni e calcoli strutturali, telai e matrici, sezioni e diagrammi, culi e camicie.
Fantascienza da bere, tra le altre cose.


Aggiungo che in tutti quei 10 o 15 Km percorsi ho perso una costola ad ogni starnuto, un polmone ad ogni colpo di tosse e la consistenza pseudo-normale dei mie capelli per colpa della pioggia e delle folate a quota +6000 su Piazzale Michelangelo (tanto per accorciare un po' il giro di ritorno a casa), i quali si sono trasformati in un gomitolo
Gomitolo e punto, non è che.

Riassumendo, come sempre,
qualche fotografo che passa di qui mi potrebbe consigliare quanto potrei farmi pagare per dei servizi che mi hanno chiesto? Io non so proprio, considerando che non sono professionista e non voglio fare la figuraccia di chiedere troppo, oppure troppo poco.
:-/

Coffee stop

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Intanto mi ascolto Bloody well right dei SuperTramp. Poi mi concedo al fantastico rito del coffi fatto a regola d'arte con la moka.
No, perché ci sono davvero pochissime cose che sono orgogliosa di saper fare e una di queste è fare il coffi.
Per me prepararlo è come per Semola quando prepara il fantino de "La spada nella Roccia".
Sono soddisfazioni.
Tra l'altro in questa casa non mancano mai tazzine dal bordo spesso e iper colorate, basse e larghe o strette e lunghe. Personalmente parlando odio quelle dal bordo fine, che ti sembra di bere dalla carta velina e il caffè perde consistenza.
E' inutile.

Riassumendo: dopo aver girovagato per 48 ore in moto, con soste pensate per scattare fotografie su fotografie su fotografie, rincasando in casa non prima delle undici e mezza con tutto il verde dei colli toscani fin dentro gli occhi e i rovesci di pioggia dentro il cappuccio viola della felpa
riassumendo

ora sono qui con la mia influenza, dopo nottate di febbre in cui ho sudato i sette pigiami che nemmeno i quaranta ladroni potrebbero (non so, era per usare qualche altro numero)
MA

in sostanza

sono piuttosto soddisfatta delle foto che sono venute fuori da pasqua e pasquetta.

Comunque, veramente, cosa vuol dire quando per preparare un esame non so più che cosa ripassare? Che ho studiato davvero tutto per bene? Che sono rassegnata perché, comunque, mi manderà fuori a calci in culo all'orale, senza pietà alcuna? Che, in realtà, non ho proprio mezza voglia di mettermi sui libri? Che, forse, dovrei mollare tutto aprire uno studio di foto in piena Toscana, guadagnarmi da vivere arando i campi e preparando torte?
Non ho risposte pronte, in ogni caso. Però l'ultima alternativa mi attira molto, non è che qualcuno si unirebbe...?

. . .



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Pausa coffi.
Le mie finestre comunque non sono abbastanza isolanti dalle così dette "sbraitone" del quartiere. Io non lo so cosa c'hanno al posto delle corde vocali, perché vi assicuro che i doppi vetri qui sono efficaci su qualsiasi altro rumore assai fastidioso.
Un giorno mi affaccerò e inizierò a urlare come una pazza isterica, arrivata al culmine della sopportazione.
Fatto storico è, tra l'altro, che io sia tutto meno che paziente con il genere umano. Sicché. Siamo a cavallo.
Poi oggi ho anche deciso di affrontare il tutto stoicamente, dal momento che si sta avvicinando Giugno e prevedo che sarà un mese per me impossibile. Viva l'estate, viva l'amur.

Torno alle mie simpatiche matrici 20000x20000.
Con permesso.

MenoPiù

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[ ascolta e guarda ]






'Stamattina ho fatto una fatica immane ad emergere dal piumone, che non si può proprio spiegare.
Litri di acqua calda e poi fredda e poi calda e poi fredda e poi congelamento totale

Ma tutto ciò non mi ha aiutato a svegliarmi.
Allora ho preso i libri per preparare un esame e mi sono fatta forza scaraventandomeli sui piedi, sbattendo la chiorba (testa) contro la porta diverse volte. Poi ho rufolato tutto nella borsa, assieme al necessario per la lezione e a diverse altre amenità: lo spazzolino da denti, "l'uomo senza storia" col righello come segnalibro (ed una copertina stupenda), i cruciverba, lo sciaffolino (shuffle), gli occhiali da sole, la pinza per i capelli, l'abbonamento del treno.
Vado in stazione affrontando il gelo col cappello arancione e il cappotto, ma devo aver sbagliato qualche conto.
Infatti mi dimentico il portafogli con i documenti, e allora torno a casa, dopo aver perso il treno, logicamente.
Aspetto un'oretta prima che giunga l'altro. Aspetto in casa, son mica scema. Con la coperta di lana, la gatta sulle ginocchia ed il pensiero sempre più inquietante de
"Ma chi cazzo me lo fa fare? Ora me ne torno a letto"

Allora mi lancio la Lamù (gatto) sui piedi, così nel frattempo me li scalda.
Mi avvio nuovamente verso la stazione, sempre col cappello arancione ma stavolta armata di piumino bianco alto sette piani, tipo le torte di matrimonio.

Massima del giorno -sul treno devo studiare-


Ronfo impunemente le due ore di andata (e anche le due ore di ritorno, tanto per ribadire il concetto che ci vuole il fisico, mentre io resto un ologramma), con il terrore costante di non riuscire più a scendere per mancanza di forze.

Invece scendo e attraverso Firenze col vento in poppa ( embè, dove volete che vada il vento?), in splendente ritardo come al solito, con un insolito entusiasmo che sembrerebbe più simile all'isterismo. Ma è un dettaglio.


Mi sento in forma, questo è da dire.



Tutto sommato la vita universitaria ha un suo perchè: tralasciando le tasse che dobbiamo versare, tralasciando che non abbiamo un cazzo di laboratori, di aula studio (in realtà ci sono, anche se hanno le sbarre) di sedie e/o banchi... Che siamo costretti a farci gli sgabelli con le scatole di cartone, le bottiglie e i cuscini di gommapiuma...
Ma c'abbiamo i megaschermi (spenti) nei corridoi e le nuove, meravigliose macchinette del caffè con lo sportellino... Vuoi mettere.

Tutto sommato
non ci manca niente per essere ottimisti.

[ ZERO ]

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Quando i Porcupine Tree risuonano con Stars Die a riempire la stanza e le mie orecchie, vuol dire che mi devo prendere del tempo.
E' necessario adottare una filosofia adatta per queste ultime settimane universitarie... 
Di certo non è salutare farsi divorare dal nervoso. Perchè mai poi?
Soltanto perchè ho fatto avanti e indietro per due giorni di fila da qui fino a Firenze a vuoto? 
Perchè i professori fanno festa ed io non ho ancora provveduto a diventare un monaco tibetano
?
Beh, peggio per me.
E comunque non si può di certo dire che non usufruisco dell'abbonamento luccicante delle ferrovie dello stato. 
Io sono la carta fidaty di trenitalia.

Passiamo ai Bluvertigo, e allora mi sa che non c'è proprio più speranza. 

Mi sta passando l'entusiasmo, mi trovo in un'odiosa situazione di stasi, di sospensione di qualsivoglia vena creativa. Mi fa anche cagare qualunque cosa io produca.
 L'aspetto ancora più grave, dal mio punto di vista, è che non ho stimoli.
 ZERO. NADA DE NADA. 
Mi sto stancando anche di vedere le solite cose 

prevedibili, le solite cose

 banali, 

le solite cose. 
Insomma. 

Mi girano le palle a elica, ecco. 
Questo volevo dire.

bisogna sempre tentare di farsi accettare?
bisogna sempre scrivere solo testi d'amore?
è necessario ogni volta mentire al nostro cuore?
non sarebbe meglio liberarsi e confessare?

_ RESET _

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Bevo il mio deca amarissimo, quasi quanto questa giornata. Che poi ne ho anche passate di peggiori. Tutto sommato, a parte il fatto che la strada mi sembra una funzione costante-mente in salita. Che tanto vado ad annaffiare i fiori, mi sa
 
 che c'ho messo un po' troppi che. 
Poi molte cose inutili, di cui inizio a tirarmela un po' anch'io: del tipo che alla prima cliccata su spraygraphic mi sono trovata una mia foto come testata iniziale. 
E allora ho dovuto cliccare nuovamente per una ventina di volte prima che riapparisse. 

La moltitudine di cose inutili. Ci vado così d'accordo. Ma VEBE'. 
Poi anche la mostra a Mantova di un mesetto dentro un negozio di arredamento. Ma non è una mostra personale, porca pupazza ci mancherebbe, siamo una trentina di MaxArtis. 
Non so se andrò a vederla. Mi garberebbe-
Vado anche d'accordo con i non so, ultimamente. 

Ho comprato un libro nuovo, ignorando tutta la molteplicità dei consigli
 e ho fatto male. 
Non che non mi piaccia questo qui che ho preso alla Feltrinelli rinominata 
la landa dell'inferno

perchè d'inverno ci sono 35 gradi dentro 
ma d'estate siamo al Polo 
e chi s'è visto s'è visto.
[ Ma la MelBook è infinite volte più bella ed immensa ]

Tutto sommato si può anche dire che è avvincente. Il libro, non la libreria ( a parte trovare l'uscita o peggio l'entrata) 
Ogni volta che metto piede lì dentro, infatti, mi sento una formica in un brulicare di fogli, parole e numeri e idee 
mi vortica la testa alla vista 
di quanti libri vorrei ancora leggere 
!
chissà se nella mia mente c'è effettivamente così tanto spazio. 

Se devo RESETTARE
ogni qualvolta... 
Cosa rimane e cosa va, perchè sta lì a logorarmi il cervello e non scivola via
come la maggior parte di tutto quello che ho giurato non mi sarei dimenticata mai. 
Non ricordo più cosa fosse. 
Qualcosa di velato che fa parlare i miei occhi al posto mio, forse.
Ma mi sa che sarebbe troppo faticoso.

[ That would be something ... ]

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Instantanea del mio stato odierno:



Fare avanti e indietro col treno mi sta stroncando, sinceramente oggi avrei abbandonato l'università all'istante. Poi esco dall'aula e nello spazio a prova di fumo con la porta e la finestra spalancata ci sono minimo venti studenti a fumare e così per tutti i secoli dei secoli e amen.
Non so magari era meglio stare dentro.

Non ha smesso ancora di piovere, io in realtà sto ancora dormendo sul sedile del treno col libro appoggiato sulle ginocchia e le cuffiette nelle orecchie

senza musica
.
..

_ VIVI E LASCIA VIVERE _

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E' l'ora del tè.




Bene, oggi sono incazzata nera. Anzi, forse è meglio dire alquanto infastidita.
Detesto la gente inopportuna, a maggior ragione quando incrocia la mia strada.
Mi infastidiscono le parole gettate a sproposito per argomentare tesi che non hanno argomento.
Sarebbe un piacere ascoltare argomentazioni con un gran bel senso sotto, sopra, davanti e dietro.
Parlare di qualcosa, di una sostanza, con qualcuno che sa quello che dice, che cazzo. Che sa di cosa sta parlando, del perchè lo sta dicendo.
Mi infastidisce chi limita il mio modo di esprimermi e come vedo le cose, le emozioni, le sensazioni. Come le vivo.
Perchè non c'è nessuno che può dirmi quali sono i meccanismi giusti e come devo usarli per veicolare ciò che sento.
Dicesi spontaneità.
E'
quella cosa che mi permette di andare a fondo negli occhi della gente, ed io questo lo so. Assieme ad altre piccole cose, che però per quanto piccole esse siano riescono ad arrivare.
E questo io lo so soltanto perchè lo sento.

Non vedo perchè omologare, aggiustare, rinchiudere la spontaneità, la sensibilità delle persone in meccanismi inutili per arrivare ad uno scopo: quello di stupire.
Io faccio il mio, tu fai pure il tuo.
La domanda che ti pongo è: che noia ti dà?

Non parliamo poi dell'ardire di molti che non si sa come mai si sentono sempre e comunque in diritto di dire stupidaggini. Sono schiette, dicono loro. Secondo me non sei schietto, sei uno che pensa poco prima di parlare.
C'è una sostanziale differenza.
Si riconoscono anche perchè non si sentono mai in dovere di chiedere scusa. E ci si arrampicano sulle scuse, scuse, scuse

hai capito male tu
io avevo capito che

non volevo dire questo ma


...


Resta comunque che lo dite.
Ed è un dato di fatto.


Ok. Vado a farmi un'ora di bici.