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Se vuoi, vuoi.

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Voglio viaggiare, vedere ancora tantissime cose. Stare all'estero per un po'.
Arredarmi una casina mia, non troppo grande, con qualche angolo iper colorato ed un divano comodissimo vicino ad una grande finestra che affaccia sui tetti, tutti l'uno accanto all'altro.
Voglio una parete su cui scrivere quello che mi passa per la testa, un'altra su cui appendere fotografie a seconda dell'umore, a seconda dei miei sogni.
Entrare nell'ingresso, posare le borse, la giacca, sciogliere i capelli e sentire quell'abbraccio che mi fa capire di essere finalmente a casa.

Un giorno vorrei una famiglia, dei figli, delle responsabilità grandi.
E poi al mattino, mentre mi rigiro assonnata nel letto, ritrovarmi a fianco la persona che voglio avere accanto anche a distanza di dieci, quindici, vent'anni.

Sì, guardarla
e sorridere.





Wicked game

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Volevo solo dire
dopo circa vent'anni che cerco il titolo di questa canzone


l'ho trovato.

Troppe cose strane, già...

Like spinning plates

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Io ultimamente non ho più un filtro al cervello.
Cioè una volta, per lo meno, le considerazioni mie inutili me le tenevo nella testa senza esternarle liberamente. Adesso no.
Senza ritegno.
E la cosa buffa è che sto imparando anche ad essere diplomatica.
Non che tutto questo abbia un senso, effettivamente.
Comunque

se mi sento dire che vivo su un mondo a parte anche da altre persone al di fuori del solito cerchio, vuol dire che proprio sì. Non ho più un filtro al cervello.

La principale novità è che tornerò clandestinamente (e per un breve periodo- credo) a Firenze, nelle cui strade potrò finalmente camminare normalmente, senza sembrare una pazza invasata alla ricerca di un qualsiasi treno utile.
Tra l'altro non c'è dubbio che mi perderò di nuovo nel trovare la via di casa, in quanto ho senso dell'orientamento pari ad una qualsiasi cosa
non abbia alcun senso dell'orientamento.
Magari riuscirò anche a trovare del tempo per fare delle foto a Firenze con il grandangolo iper spinto, visto che mi piace vedere le cose attraverso l'obiettivo grandangolare iper spinto, ma sappiamo tutti che non ci riuscirò mai perché mi dimenticherò la macchina fotografica e ogni volta che passerò dal duomo o dai vicoli o da dovunque mi manderò gli accidenti perché mi dimentico sempre tutto e ho anche il coraggio di dire che non è vero.
Okèi.

Tutto questo perché vorrei fare un po' troppe cose.



All I Need

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"Copiavo il gesto,
ma del contadino mi mancava la saggezza - l'occhio esperto che capisce il cielo, e misura il suo scontento. "
A. Baricco - Emmaus

Cure me

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Ti sei mai chiesto perché alcune musiche di cui non comprendi il testo ti entrano dentro l'anima e le senti parte di te? Bene.
Se poi provi a leggere il testo lo capisci, il perché.
Almeno, a me succede così.


Comunque questa mattina siamo partiti male.
Ore 6.30 vagonata di liceali infestanti il treno per Firenze. E ci tengo a precisare che vagonata è nel vero senso della parola e non solo per i vagoni.
Al che, viaggio iper chiassoso.
Invece mi domando, ma perché le persone perfette sconosciute sul treno si confidano, raccontando i propri affari di cuore e di vita e quant'altro?
Non è che se non ti mando affanculo te ne devi approfittare.

Durante il ritorno a casa, ma anche appena uscita dall'aula, mentre scendevo le scale, attraversavo la strada, guardavo i passanti da dietro le lenti scure e quel bel vento freddo sul viso
avvertivo quella sensazione fastidiosissima che io ho associato al concetto di delusione. Meglio, di aver deluso
qualcuno
o forse solo me stessa
o magari entrambi

?

Se da un lato l'autocritica è costruttiva, dall'altro specifico lato (cioè il mio) l'autocritica è distruttiva. Questo, per inciso.

Ma chi dice che sia sbagliato?

57 secondi di sole.

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Discanto

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Oggi mi ha svegliata un lunedì di pioggia.
La neutralità del cielo e dei passanti con i loro ombrelli a motivi tutti uguali.
Un lunedì lontano secoli da un weekend distaccato dal tempo e dai luoghi: ho fatto in tempo a dire che da noi non nevica mai, che a Sarzana siamo usciti dalla pizzeria con il cielo mentre fioccava bianco e il freddo da accucciarsi morbidi dentro i cappotti e le mani in tasca.
I tetti spolverati ad addolcire la luce, che con tutto quel chiaro sembrava di essere proiettati dovunque ma, comunque,
di non essere lì.
Bella la sensazione di estraneità.
La sabbia bianca, i piedi freddi e le guance rosse come ciliegina su un distaccato collage a colori.
Il mare grosso ed un cane che corre.
Non ho fatto tutte le foto che vorrei, ma questo fa parte dell'ovvietà.

Sono stati giorni di fattezza molto leggera e pochi pensieri, per essere contenti della piccolezza, a concludersi al di sopra delle righe con il concerto di Fossati da emozionarsi facile.
Attenzione: facile, ma non scontato.
Trova la differenza.

Hello Goodbye

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You say goodbye and I say hello.

E' ufficiale.Le giornate di fine mese si stanno letteralmente rincorrendo a ritmo dei The Beatles, in sincrono con le ferrovie dello stato, in ritardo con i miei programmi, in anticipo con i miei desideri, alla larga dai miei buoni propositi.
Sempre più sconcertata dal comportamento della gente, dal gioco della pagliuzza e della trave. Sempre più convinta che non siamo affatto tagliati per capire la gente.
Ma solo per vivere profondamente qualche persona.
Infittire la lana colorata dei rapporti umani
con cui ci scaldiamo quando cambia il vento.

E poi sì,
le persone si incontrano per caso, non c'è niente di predestinato e di magico.
La magia arriva dopo, se ne siamo capaci.



I've been searching for my wings. Some time.

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Grigio e bianco, in tinta perfetta con la notte in dormi-veglia, in contrasto netto con la pausa caffè.
Allora esco dalla porta
vestendomi di viola, berretto arancione, borsa verde.
E mentre cammino per le strade, praticamente sole,
cerco di non pensare alla gran fifa che ho, al non deludere le aspettative, al non deludere soprattutto me stessa e tutto quello per cui e grazie al quale sto percorrendo questo sentiero. Alla felicità, nervosismo, eccitazione, incredulità.

E' semplicemente un altro gradino da salire.


Guardo in alto il cielo che scolora, tutto
e una canzone che risuona tra le pareti del mio fantasticamente minuscolo mondo

...
i've got my heart, here in my hands now.
i've been searching for my wings,
i've been searching for my wings some time
'cause i'm a bird girl
and the bird girls go to heaven,
i'm a bird girl
and the bird girls can fly




They don't give a fuck about you.

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E' un bel periodo pieno, in cui mi sento soddisfatta nonostante a volte sia preda di crisi di panico di fronte a muri che mi sembrano insormontabili.
Ma il bello è anche lì.
Mi sto rendendo conto che il merito di queste mie sensazioni positive va a me, che sono capace di stare da sola
e alle persone che mi stanno accanto, che mi fanno sentire libera e al contempo così legata a loro. Senza tanti rigiri di parole.
Non è una frase fatta, ma un dato di fatto: imparare a stare da soli e a volersi bene senza che ci sia qualcuno a fianco che, per condizioni al contorno, ti elevi sul piedistallo con le classiche frasi a livello standard, beh. Secondo me è essenziale.
Mi fa ridere chi dice
-Facile, adesso che qualcuno a tuo fianco ce l'hai-
C.G.C.
Che Grande Cazzata, dico io.

Ho sempre avuto qualcuno a mio fianco, ed ero io a starmi a fianco, nel bene o nel male.
A fare i conti con i miei sbagli, con le mie illusioni/disillusioni, con la mia immagine che proiettavo così come gli altri volevano che fosse.
Non sono mai stati gli altri a farmi male.
Sono semplicemente stata io a permetterglielo.
Così ho mandato a 'fanculo tutti i meccanismi e ho pensato che, forse, se mi fossi voluta bene per davvero, fino in fondo, fino al micro.millesimo mio difetto, mi sarei svincolata dall'esigenza di camminare con qualcuno a fianco per essere felice.
Io l'ho capito solo stando da sola e per un bel po' di tempo.
Per questo voglio vivere chi ho accanto, non per sentirmi speciale attraverso i suoi occhi o per avere conferme.

Viverti. Punto. Niente di più, niente di meno.

Che quel muro di perfezione che, a volte, ci si costruisce davanti per sentirsi dire che siamo perfetti non esiste.
Consolante, no?

Questa sera

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Camomillina bollente tra le mani, stanchezza, entusiasmo, sensazioni pacifiche nell'animo, un puzzle di pioggia, pozzanghere a specchiare gonfi nuvoloni d'aspettative
sotto forma di Autunno e di vento freddo.
La trapunta rossa ad aspettarmi, gli occhi che si chiudono da sé.
Mark Knopfler in poltrona numerata a Lucca per il 10 Luglio 2010

!!!

e
Walking Blues

nello stereo, nella vita
in generale.

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[ on air:
Prairie wedding- Mark Knopfler
cioè capolavoro]

Oggi potrei dire molte cose, delle quali la maggior parte sarebbero tutt'altro che positive,
specialmente per il fatto che mi sono svegliata all'alba a vuoto ed è già la seconda volta dopo solo una settimana di inizio delle lezioni. Perché se non mi si presenta un professore e non mi avvisa sulla sua carinissima bacheca on line di 'sta minchia, scusami se mi c'incazzo. Visto che tiro fuori i soldi di abbonamento di treno, di tasse e di buona volontà nel farmi 4 ore di viaggio per starti a sentire. Te e tutti quelli come te, che non capiscono che esistono i pendolari e non tutti possono permettersi una casina sopra la facoltà, ma si svegliano tre ore prima per arrivare puntuali alle nove. Ullàlà che rivelazione.
Ma oggi non ho voglia di sottolineare l'ovvio, voglio dare retta soltanto al mio entusiasmo e al fatto che, 'sti cavoli, quello che faccio e che mi sto costruendo giorno dopo giorno mi piace proprio. E se mi guardo intorno me ne rendo conto sempre di più, così come parlando con le persone.
Ancora di più scontrandomici pesantemente, ma non è nemmeno la soluzione lasciar parlare sempre e continuamente, se ciò che sento e che vedo va contro a quello che penso io, a quello in cui credo io, a quello che sento.

Comunicazione VS indifferenza.

Gocce di caffè

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nero, amarissimo e per oggi la canzone perfetta è Starless dei King Crimson.
Ieri ho fatto il primo bagno al mare dell' Estate.
E stamani mi sveglia un cielo bianchissimo ma sull'orlo della pioggia, per niente in tempo con la sveglia, i gabbiani che volano bassi, il parco completamente sommerso dalle foglie cadute ed un silenzio fuori

dal normale.
Preferirei fosse la normalità, perché io amo
la normalità.

Poi, comunque sia,
è già Autunno.



Fa.sì

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Ok. Sono decisamente in fase Radiohead.
In particolar modo in fase Black Star.
Oggi ho stampato i nuovi orari. Ho constatato che da fine settembre e fino alla prossima estate non avrò PER DAVVERO un cazzo di tempo libero, considerato che probabilmente passerò le mie giornate sul treno ringobbita sui sedili, a stilare dettagliatamente metodi di sopravvivenza. In realtà niente di nuovo rispetto a prima, ma
che ci vuoi fare.
Non so, te?
Respirare gli ultimi giorni di libertà, ad esempio.
Essere in quella graduatoria si rivelerà sicuramente un vantaggio, io me lo sento, io ne sono sicura (metodi di autoconvincimento), io sono sulla strada giusta (hm, sì, ma per dove?)

OK. Basta farsi domande e darsi risposte.

Fuori si aggrovigliano nuvole scure, ovviamente in tempo per domani, in cui ritornerà la pioggia a scrosci, e in cui avrei un ragazzo e una ragazza da fotografare e che non fotograferò perché non è piovuto per tutto Agosto in cui ero sui libri a sudare tipo sauna, ma vestita. Tranne quando eravamo sulle Dolomiti. Infatti lì è piovuto.
No dico.
Stai parlando con me, Tannen?

Dio, non potete capire in che stato siano i miei capelli.

Nude

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E la natura vive.



NikonD300-Nikkor 60mm f/2.8@ f/3.5
Tempo esposizione: 1/125



Hey tonight!

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In fondo chiunque conosce i Creedence ...

... ma non lo sa.

L'ho già detto che il caldo non lo sopporto, sì, mi pare. Vero?
Allora la mia domenica si sintetizza così: distesa sul letto nella penombra della mia camera, la luce sufficiente per leggermi un libro, con la micia ronfante accanto ai piedi.
Accerchiata dal silenzio totale delle strade, perché la gente è tutta a rincoglionirsi sulla spiaggia di Marina, accalcati in trenta sotto un ombrellone, o sulla riva, sperando invano di accaparrarsi un fazzolettino di terra. Per me una noia mortale.
Verso le sei sono riemersa dall'isolamento, pronta (?) per il concerto di John Fogerty, armata di macchina fotografica e zoom.
Certo, mi sono fatta subito riconoscere quando con moltissima non scialans arrivo al lato del palco ( galvanizzata perché da quell'altezza (???) l'avrei sfiocinato di fotografie del secolo ) ed inizio a fare un tot di foto di prova al gruppo che apre il concerto.
Tempo cinque minuti - il tempo giusto per illudermi- arriva l'addetto alla sicurezza. Capisco già tutto ed inizio a sfoderare le mie povere armi di seduzione (anche perché con un aspetto da turista americana mix tedesca, ma mora e meno figa... Pietra sopra).
"No, guarda, non si possono fare foto, ha dato disposizioni. Specialmente con quella macchina lì"
" Dai, ma che discorso è? Cioè cosa vuoi che ci faccio, non mi vedi in che stato sono?"
" Eh ma da qui non è possibile!"
-occhi giganti mega lucidi, coda tra le gambe eccetera eccetera-
"Però ti prometto che se vai un pochino più lontano non ti vengo a rompere le palle"
- eh sì tipo un poco più lontano e lo vedo bene solo da satellite-
"Oooook" (che vuol dire medito vendetta).
A pochi minuti dall'inizio del concerto arriva la bolgia di intelligentoni che si mette tutta in piedi di fronte alla gente che ha preso posto a sedere. E va bene, alla prossima costruisco un posto di vedetta personale sorretto dalle vostre teste di minchia, così ne riparliamo.
Medito vendetta apertamente.

Il concerto si apre con Green River.
Non sapevo se lanciarmi a braccia aperte tra la folla, in puro stile ONNIPOTENZA, oppure se salire sulla sedia ed iniziare a scattare a raffica fino alla fine del concerto (pezzo conclusivo una prevedibile Proud Mary) che col 300 lo vedevo bene bene da lassù, alla faccia delle vostre altezze di un metro e ottanta, o giù di lì.

Secondo voi per cosa ho optato?


YES

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E' per questo che io AMO la musica!
Mi proietta dappertutto, ovunquetutto: un flashback di 1/1000 di secondo ed il sole torna a battere sulle mani fuori dal finestrino dell'auto che acchiappano l'aria e poi la tengono stretta. Nient'altro che una manciata di buoni pensieri.
Il caldo è quello di Luglio inoltrato, accanto ho le mie amiche che alzano il volume della radio, suona "Yes" dei Coldplay ed è la ventunesima volta che l'ascoltiamo.
Colori d'estate, il verde intenso che sussurra piano al rosso del tramonto, s'intona con il vento tra i capelli ed io che scatto foto.
Vorrei fermare ogni attimo, so che è impossibile, ma per fortuna ho i miei cinque (forse sei) sensi. Forse non mi ricorderò i nomi (anzi, non me li ricordo e basta), ma i volti, gli odori, le sensazioni al tatto sono sempre vive in me, pronti a rivivere.
Mi piace, è una sensazione di completa pienezza, un gradino più sopra della leggerezza
e so per certo che molti mi possono capire, senza che dica altre parole.

E' per questo che capita spesso
di incontrarmi con il sorriso.

Why are you running away?

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Non so come sia possibile, ma delle volte mi dimentico di quanto sia stupendo The Wall, nonostante l'abbia ascoltato una miriade di volte dai 14 anni in poi.
Adesso il ricordo più vicino che mi torna è Run Like Hell nelle cuffie, il terriccio asciutto sotto le scarpe, inizi a correre e la voce di Waters che ti carica. Per un attimo, davvero, ti senti che la fatica a 'sto giro non ti può minimamente sfiorare. Infatti vai sempre più veloce, perché sei a metà tra ingenuo e masochista.
Poco importa.

Invece il ricordo più lontano arriva da una gran quantità di aria estiva sulla pelle, gli occhi chiusi, forse un sorriso ma non ci metterei la mano sul fuoco.
Fuori ci doveva essere un silenzio improbabile, di quelli che esistono soltanto verso le due del pomeriggio se ti trovi sul terrazzo e tutto il resto del mondo è sulla spiaggia, a tavola, sul divano. Poco importa dove siano gli altri, comunque, se ti trovi immerso in un oceano fatto di minuscole bollicine di musica, sensazioni, odori, voci confuse. Il cotone sulla pelle, una manciata di quei sogni lì in meno.
Poco importa dov'è tutto,
se non ne hai la percezione.

Moonloop

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Adesso mi ascolto un po' di Porcupine Tree.
Oggi chiacchieravo di foto e architettura con una ragazza che ha un bel po' di talento e che è diecimila volte più avanti di me tecnicamente, anche se non lo vuole ammettere.
Allora, diciamocelo.
Dopo aver ritirato le stampe in b/n da analogica, posso decisamente affermare che amo il bianco e nero. In realtà era ufficiale anche prima.
Comunque volevo dire un'altra cosa.
Inizio di nuovo. Dunque.

Nelle fotografie che faccio noto che c'è somiglianza con il mio modo di vedere le cose. Cioè, io sono un tipo così: non cerco molto un filo logico generale, vado a sensazioni.
E' più un qualcosa di "pulsante", di istintivo. Anche il fatto di ricercare i contrasti, i colori decisi e poi stancarmi totalmente fino ad ottenere ritratti morbidissimi e profondità di campo limitata.
Io non lo so se è giusto o sbagliato, sicuramente è impulsivo. Un dare e fare tutto e chissenefrega se ricevo.
Triliardi di micro me che si sparpagliano come goccioline, scivolano frettolose e indecise fino ad arrivare dove devono arrivare, percorrendo tante vie e trovandone altre e tante d'uscita.

Quindi non lo so, stavo pensavo a questa cosa e allora mi chiedevo se non fosse il caso di sedersi, alzare un po' il volume della musica
e fermarsi.

Almeno per un poco.
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Certe volte non mi capacito di quanta poesia le persone sprigionino. 
Di quanta anima.

Allora ogni tanto mi riascolto queste parole e questa musica,
non servono molti fronzoli, molte forzature, parole messe al contrario,
connesse fra di loro con imbrogli linguistici, che leggi e non capisci
dove si vuole arrivare?

Cosa vuoi dirmi
?

Per me la parola è immediatezza, impatto, emozione.

Questo testo è così
semplicemente inarrivabile.